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Design

Touch

L’imperativo è Touch.
Toccare, spingere, sfiorare, pigiare e premere fino in fondo. Si perché in fondo ci piace toccare.

Il problema però è cosa.
E stiamo parlando di schermi, vetro e cristalli liquidi che non si bagnano mai o che non lasciano una goccia che è una!

Sono lontani i tempi in cui Mario Bellini per la Olivetti disegnava la calcolatrice portatile DIVISUMMA 18.

Erano gli anni di transizione tra elettromeccanica e tecnologia microelettronica.
La sintesi e il punto di contatto lo diede con la gomma sintetica che rivestiva la tastiera touch!
Touch perché era come una pelle da toccare che restituiva un’esperienza confortevole e un suono preciso di molla in tensione.
Una sorta di azione positiva che confermava la pressione del tasto scelto.
Un design fatto quasi di elementi antropomorfi atti a creare una reazione emozionale dell’utente.

Eppure oggi quello che interessa di più è la UX (User Experience)….

 

Peccato.

Abbiamo perso il senso e non capiamo che alla fine abbiamo bisogno di riscontro per le nostre solitarie azioni quotidiane.

 

 

Copyright per le immagini Mario Bellini Architects

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