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La Casa Telematica

In foto opera di: Ugo La Pietra | ” La Casa Telematica” – 1983 (rilancio del progetto originale del 1972 durante la Fiera di Milano del 1983)

qUalcuno scaGliOLA prima PIETRA
In un lontano passato, oggi più che mai attuale, la visione illuminata e sicuramente contaminata nonchè contaminante di Ugo La Pietra, mise in campo un progetto allargato di nucleo abitativo ai confini dell’arte, del design e del costume capace di superare i limiti della comunicazione.
Questo ambiente venne presentato all’interno del M.O.M.A. durante l’esibizione “Italy: The new domestic landscape” a cura di Emilio Ambasz.
La mostra celebrò nel mondo il design e l’arte italiana senza precedenti.
Consacrò i designers, i progetti e le aziende dimostrando il metodo italiano fatto di relazione e contatto tra autore e produttore.
Non vi furono uguali.
Nè prima nè dopo.
Nel progetto di Ugo La Pietra possiamo assistere alla messa in scena di una visione.
La visione del nostro futuro.
La casa da lui progettata e disegnata era suddivisa in spazi tradizionali all’interno dei quali erano presenti video terminali ovunque, luci al neon e arredi oggi più che mai comprensibili.
Era composta da un soggiorno, da una cucina, dallo studio, la camera da letto matrimoniale, il bagno e la camera da gioco per i figli ponendo l’accento sull’impatto attuato dalle nuove tecnologie informatiche e televisive, questo per “consentire allo spettatore un immediato aggancio con la reltà abitativa in cui si muove abitualmente“.
Oggetti rivisitati e nuovi segni che alludono a nuovi comportamenti.

Mangiare vuol dire forse ancora stare insieme, ma spesso per guardare la Tv.”

Ecco allora riconcepire le poltrone, disposte circolarmente, una in serie all’altra per garantire una visione individuale dello schermo televisivo.
Nuovi rituali e nuovo teatro della vita domestica dove l’uomo è attore, regista e scenografo per il suo nuovo spettacolo condiviso.

Sono previsti:
– l’informazione
– lo svago
– la memoria familiare
– il lavoro
– lo spettacolo culturale

La toilette video-ripresa attua un ampliamento dell’oggetto specchio quasi in una visione a 360° del corpo umano.
Scenari incredibilmente attuali e forse ancora avveniristici se non fosse per l’evidente differenza del supporto video: in passato le televisioni Brionvega, insuperabili esempi di disegno in sottile equilibrio tra forma-funzione e arte dall’altro gli schermi di oggi meno invasivi (forse), meno disegnati (sicuramente) e troppo poco integrati.
La Casa Telematica di oggi è ancora un ibrido contaminato e poco amalgamato.
Quella di La Pietra è un evidente progetto integrato, caratterizzato da scelte precise e dialoghi possibili attorno ai concetti di spazio e oggetto, uomo e rapporto con l’esterno.
Tutto quello che ora, in periodo pandemico e di forzato isolamento, potrebbe portare a un ripensamento forzoso di certe abitudini e a ridefinire la distanza tra pubblico e privato.

Buona visione:

Da notare come la pubblicità di oggi (Logitech) sia così vicina al progetto di Ugo La Pietra.

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Arte

Dali’ oltre l’A.I.

Salvador Dali’ non credeva alla sua morte e d’altronde avendo dipinto la Persistenza della memoria già nel 1931 c’era da aspettarsi che sarebbe tornato.
La concezione del tempo e le riflessioni su di esso gli erano care, così come lo erano ad A. Einstein, che usò le stesse due ore richieste a Dalì per dipingere il quadro a definire la relatività del tempo stesso:


«Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa rovente per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore. Questa è la relatività»

A.Einstein

Al tempo di oggi quindi – molto relativo – impazza la comunicazione e tutti gli strumenti di connessione social in cui il tempo stesso pare sia eterno per molti sconosciuti e nullo per altri.

Tutti gli stessi strumenti (…TV, Cinema e radio) potenziati che Salvador Dali’ amava bene usare sfruttandoli al massimo per guadagnare il massimo.
Parole sue.


E allora sulla scia di cantanti-ologrammi e futuri Tour mondiali di star decedute ecco riapparire Dali’.

Il Dali’ Museum di St. Petersburg in Florida ha annunciato di riportare in vita il Maestro attraverso l’A.I.

Un’esperianza Avant-garde si potrebbe dire e forse, anche lo stesso Artista, si sarebbe diverito.

Peccato che la voce sia differente (non è compresa nel pacchetto…) e che questa “resurrezione” non possa produrre altri capolavori ma semplicemente alimentare un senso di irrequietezza che regna sovrano dietro ogni aspetto artificiale mascherato da una possibile intelligenza.

Per carità! Non fraintendiamoci.
L’effetto Wow è garantito, come sempre!

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Arte

Schifano. “Finchè sono vivo sono ricco”

Vivo era vivo.
Ma iperattivo e recidivo.

Dentro-fuori (la galera).
In giro in tondo dentro casa. Catturava la televisione in ogni instante di Polaroid.

Pop!

Stravolto e veloce nel disegno felice al multicolore. Dipingeva spontaneo e conosceva la storia.
Mario Schifano voleva tutto,  faceva tutto e dava tutto.
Provate a guardare oltre la finestra perchè oggi Lui sarebbe ancora più a suo agio.

 


L’inverno attraverso il Museo | Mario Schifano  – 1965, Collezione Privata

 


Splendido e astratto con anima | Mario Schifano  – 1963, Collezione Privata

 


Grande particolare di paesaggio italiano a colori | Mario Schifano  – 1963, Collezione Privata

 

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