In questo momento storico in cui siamo chiamati a combattere in modo concreto una minaccia invisibile, il Covid-19,  si aprono nuovi scenari nel nostro isolamento.

Avevamo parlato dell’imminente uscita di Half Life Alyx nell’ultimo articolo e nell’attesa che il gioco VR esca a fine marzo, nonchè nell’attesa che possa riprendere la vendita del sistema Index di Valve, colpito nella produzione dal virus globale, c’è chi apre a nuove prospettive su quella che si può definire esperienza dell’altrove.

Grazie ad un programma (Open Vr) che permette all’utente di uscire al di fuori dei limiti stabiliti da Valve nel gioco stesso, un giocatore ha abbandonato il perimetro invalicabile entro il quale si sviluppa l’esperienza di gioco per scrutare e muoversi in zone remote del gioco.
Un concetto veramente più che mai attuale considerata l’impossibilità a muoversi in un mondo reale a causa di una delle più grandi epidemie mai avute sul notro pianeta.

Il fatto è che se all’essere umano manca lo spazio reale ora sappiamo che quello VR può colmare il vuoto portandoci ad avere incontri digitali o esperienze in ambienti creati su misura.

Ma l’approccio messo in atto da questo utente riporta l’attenzione al concetto di limite: non basta poter essere digitali, vogliamo essere liberi.
Ed è per questo che l’utente si lancia in un’esplorazione  faticosa di City 17 prefiggendosi lo scopo di scalare la grande torre che sovrasta la città, che la domina e la connette.

Ed è curioso come, un movimento dopo l’altro, si vadano perdendo i dettagli e la “presa” come anche la vista e la percezione, fino a farci divenire trasparenti ed un tutt’uno con il cielo superiore.

E’ uan scalata poetica e goffa allo stesso tempo ma che forse ci lascia un messaggio o meglio, ci pone una questione: l’uomo può essere ingabbiato?

 

Buona visione.

ps.
meraviglioso ed apprezzabile lo sforzo fisico e la perdita di indumenti del giocatore libero.